Due mesi, vent’anni

In ascolto: Pink Floyd – Wish You Were Here

Sessantuno giorni.

Sul calendario sono due mesi.
Nel cuore vent’anni.

Nessuno mi aveva detto che il tempo dell’anima non risponde all’orologio.
Che ci sono giorni che durano un’ora e ore che durano un’estate.
Che si può invecchiare in poche settimane, non per stanchezza ma per intensità.

L’11 ottobre questo blog compie due mesi.
E a me sembra di averci vissuto una vita intera.

Dentro ci sono passate tante vite.
Quella che di notte ha scritto la prima riga per non affogare.
Quella che è naufragata volentieri nel mare dei suoi occhi.
Quella dell’uragano.
Quella dei due fusi, con lo stesso rosso e lo stesso blu.
Quella che ha imparato a leggere un “ultimo accesso” come si leggeva un telegramma.
Quella che ha scoperto che anche il silenzio sa accarezzare.
Quella che una notte ha lasciato la penna a lei.

Ognuna credeva di essere l’ultima.
Nessuna lo era.

Ho scritto, tempo fa, che a vent’anni si ama senza paura, perché non si sa ancora quanto costa.
Adesso lo so.
Forse è questo che mi hanno restituito questi due mesi: i vent’anni di allora, con in più tutto quello che so.

Non so quanto di questi giorni pesi anche a lei.
Non so se per lei siano passati lenti o veloci.
So solo che due persone possono vivere gli stessi sessantuno giorni e contarli in unità diverse.

Il mare non si è ancora svuotato.
E il tempo, qui, non si misura in giorni:
si misura in quanto di lei resta, quando il giorno finisce.

Sessantuno giorni.
O vent’anni.
Non so più contarli.
So solo che li rifarei tutti, anche quelli che ancora fanno male.

Cahier de route da due mesi che hanno l’età di vent’anni

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