Ultimo accesso

In ascolto: Mia Martini – Almeno tu nell’universo

Ultimo accesso: 13:04.

Sono le diciotto.

Quasi cinque ore che non tornano indietro. Cinque ore in cui non c’ero, in cui forse nemmeno lei c’era — non per me, almeno — e il telefono continua a ripetermelo.

Le altre volte trovo il blu.

Quella scritta piccola che non dice niente e dice tutto: in linea. E mi basta. Non entro, non busso, guardo e basta. Mi basta sapere che dall’altra parte del filo qualcuno respira nello stesso istante in cui respiro io.

Ma oggi no.

Oggi c’è solo un numero grigio sotto il suo nome, e quel numero è una porta chiusa su una stanza che ho perso di vista da metà giornata. Cinque ore di lei che non conosco. Risate che non ho sentito. Un cielo che ha guardato senza di me dentro gli occhi.

Non è gelosia, questa. È una cosa più piccola e più povera: è il vuoto che si allarga quando scopri che il mondo va avanti anche senza chiederti il permesso.

Guardo lo schermo acceso in mano, e mi sento un viandante che attraversa la notte cercando di percepire il flebile chiarore dell’alba in arrivo.

Ultimo accesso alle 13:04.

Lo rileggo. Cerco in quel numero un indizio, un respiro, un motivo — e non trovo niente, perché non c’è niente da trovare. C’è solo il tempo, che passa uguale per lei e per me, ma non insieme.

E allora capisco che la solitudine vera non è l’assenza di qualcuno.

È la distanza tra due orologi che segnano ore diverse per la stessa persona.

Tra poco, forse, tornerà il blu. E io lo accarezzerò come sempre con gli occhi, felice di un dettaglio tecnico che non sa quanto pesa un numero grigio, quando è l’unica cosa che resta di lei per cinque ore intere.

Cahier de route da un numero grigio che pesa come un’assenza.

Lascia un commento