Parole

In ascolto: Ludovico Einaudi – Nuvole bianche

Sei mesi.
E tra me e lei, un fiume di parole.

Scritte di notte, con la luce del telefono a fare da luna. Scritte di corsa, tra un casello e l’altro. Scritte, cancellate e poi riscritte uguali, perché non esisteva un modo migliore per dirle che la pensavo.

Ne abbiamo consumate tante.
Più di quante certe coppie ne dicano in una vita intera.

Buongiorno che arrivavano prima del caffè.
Buonanotte che non volevano chiudersi.
Messaggi nel cuore della notte.
Domande lasciate aperte apposta, per avere un motivo per tornare.

Le parole sono state la nostra casa quando la distanza e le vite reali non ci lasciavano un posto dove stare insieme. Un riparo dal temporale. Una riva dove ritrovarsi, anche se in mezzo restava il mare.

Ho imparato la sua punteggiatura.
Le pause lunghe quando era stanca. Le gif per esprimere concetti. Il silenzio, quando aveva detto troppo.

Ho imparato che una parola, da lei, pesa diverso.
Scalda. Brucia. A volte gela.
Non lascia mai indifferente.

Ci sono state anche parole sbagliate.
Scritte di fretta. Lette di traverso. Parole che hanno fatto più male di quanto volessero.
E parole mancate, che pesavano ancora di più.

Poi, sempre, una frase piccola a ricucire.
Un “ci sei?” dentro il silenzio.
Un “come stai?”.
Una scritta “online” accesa, a dire: eccomi, sono qui anche io, a cercare un po’ di te.

Ho capito che anche litigare, tra noi, era un modo di restare.

Le parole ci hanno tenuti vicini.
Anche quando erano parole di distanza.

Allora continuo a scriverle.
Non per riempire lo spazio.
Per attraversarlo.

Una alla volta, come pietre in un fiume.
Finché l’ultima non sarà da dire piano, all’orecchio, a un palmo da lei.

Sei mesi.
E tra me e lei, un fiume di parole.
Che aspetta solo di diventare mare.

Cahier de route da un fiume di parole

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