In ascolto: Diodato – Fai rumore
Non le scrivo. Non mi scrive.
Eppure siamo spesso lì, negli stessi istanti, dentro la stessa luce artificiale. Due nomi accesi in cima a una serie infinita di messaggi che ci siamo mandati in questi mesi.
C’è una parola piccola, sotto il suo nome. Tre lettere e una pausa.
In linea.
Non dice niente. Dice tutto.
Dice che in questo momento è sveglia. Che tiene il telefono in mano come lo tengo io. Che anche lei sta ripercorrendo la nostra storia scritta in quegli innumerevoli messaggi mandati a qualunque ora del giorno e della notte in questi mesi.
Lacrime e sorrisi.
Risate di gusto o dita medie che esplodevano bolle.
Bionde sensualmente ammiccanti o siepi.
E ora spesso non ci sono parole da mandare.
Ma quel blu resta acceso, e io lo guardo come si guarda una finestra illuminata dall’altra parte del cortile: non entro, non chiamo, non busso. Guardo e basta. Mi basta sapere che dentro c’è qualcuno che respira.
Lo accarezzo con gli occhi, quel blu.
È strano quanto poco serva. Un indicatore di stato, un dettaglio tecnico pensato da un ingegnere che non immaginava niente di tutto questo. E invece è la cosa più vicina che ho al suo profilo controluce, al rumore del suo respiro, ai suoi sussurri, ai suoi occhi fissi nei miei.
Non le sto scrivendo. Le sto tenendo la mano attraverso un cavo sottomarino e settemila chilometri di niente.
Le altre sere, quando il blu non c’è, vado a cercare l’ultimo accesso. È un gesto che non confesso a nessuno. Apro, guardo l’ora, chiudo. Come chi passa sotto una casa a un’ora in cui sa che le luci sono spente.
E a volte scopro che se n’è andata da poco. Pochissimo. Una manciata di secondi prima che arrivassi io.
Ci siamo mancati per il tempo di allacciarsi una scarpa. Per la durata di un semaforo, di un sorso d’acqua, di un pensiero che mi ha trattenuto altrove. Non è distanza, questa. È coincidenza sbagliata. È due mani che si cercano al buio nella stessa stanza e non si trovano per un palmo.
Poi certe sere il blu c’è. E la scritta si spegne mentre la guardo. Ultimo accesso alle 23:47.
E allora capisco che per dieci minuti — solo dieci minuti — non era lontana. Era lì. E io, senza dirle una parola, le stavo accarezzando l’anima mentre lei accarezzava la mia.
Cahier de route da un cavo sottomarino che unisce due anime.
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