In ascolto: Coldplay – The Scientist
C’è una lancetta in più, sul mio polso. È nata pensando a chi vive lontano. A me non serve.
La ghiera è divisa a metà: rosso per il giorno, blu per la notte. Ma io e lei abbiamo lo stesso rosso, lo stesso blu. Beviamo il caffè alla stessa ora. Spegniamo la luce nello stesso minuto, a pochi chilometri di distanza.
Nessun oceano. Nessun jet lag.
Eppure la lancetta gira lo stesso, e punta sempre nella sua direzione. Come se ci fosse una differenza che nessun orologio riesce a misurare ma che si ostina a indicare.
Una distanza che a volte ci imponiamo ma che un attimo racchiuso in uno sguardo o una parola basta ad azzerare, a cancellare, come se non fosse mai nemmeno esistita.
Tempo che non scorre. Che si accumula.
Giorni che racchiudono mesi e mesi che contengono anni.
Ho capito che non è il fuso a dividere. È il tempo dentro le ore: il suo che scorre, il mio che aspetta.
Stessa ora. Non la stessa ora.
Due volte al giorno la lancetta attraversa il confine dei colori. Alle sei del mattino, alle sei di sera. Sono i soli momenti in cui non so dire se è giorno o notte. I soli in cui non riesco a capire dove siamo l’uno rispetto all’altro, i momenti di crepuscolo in cui devo affidarmi più al cuore che agli occhi per poter vedere bene.
Rosso e blu non si mescolano mai. Nemmeno quando si toccano.
V.
Cahier de route da un fuso condiviso e mai lo stesso.
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