In ascolto: The Police — “Message in a Bottle”
Il segno dei Pesci sono due. Non uno. Due pesci legati da un filo che nuotano in direzioni opposte e non sanno staccarsi.
Finché uno dei due ha sentito il bisogno di andare altrove. Conoscere altri mondi, vedere oltre il proprio acquario.
E ha piegato le pinne finché non sono diventate ali. Fa male — le stesse ossa, curvate in una direzione per cui nessuno le aveva pensate. E per un tempo lunghissimo non sei più niente: troppo asciutto per il mare, troppo pesante per l’aria.
E quando quel pesce ha aperto gli occhi, ha visto doppio. Quel pesce ero io.
Un pesce e due Cancri. Lo stesso segno, la stessa acqua nel sangue — eppure differenti come una marea e una pioggia. Uno sopra e l’altro sotto. Uno prima e l’altro dopo.
Ecco la verità che mi ha travolto come un uragano: le chele non sanno accarezzare. Sono fatte per stringere, per difendere, per non lasciare andare. Un Cancro ti ama così — ti tiene, e nel tenerti rischia sempre di ferirti un po’. Le pinne invece non sanno afferrare niente. Sono fatte solo per spingere l’acqua indietro e andarsene.
Per questo ci siamo cercati. Chi non sa trattenere ha trovato chi non sa lasciare.
Una chela mi ha stretto dal fondo e mi ha detto: ricordati com’eri. L’altra mi ha stretto dal cielo e mi ha detto: guarda come sei adesso.
E io, che sono due — uno con le pinne dove loro hanno le chele, l’altro con le ali dove avevo le pinne — non posso restituirgliela, quella stretta. Posso solo tornare. Ogni sera scendo fino al pelo dell’acqua per sfiorare chi è rimasto sotto, poi risalgo verso chi mi aspetta sopra.
Perché il filo dei Pesci non si spezza mai.
E le chele, quando amano davvero, non si chiudono per prendere: si aprono per lasciare volare, e restano aperte in attesa che tu torni.
Cahier de route
dall’oceano al cielo, sempre in mezzo al blu
Lascia un commento