Inchiostro

In ascolto: The Beatles – Something

Ci sono parole che si leggono e ci sono parole che si toccano.

Questa l’ho toccata.

Ovunque tu sarai io lì sarò, non ho che te.

Incisa sulla pelle. Non su un foglio, non in un messaggio da cancellare a fine giornata: sulla pelle, dove le cose non si possono più rimandare. Qualcuno ha deciso che quella frase dovesse restare finché resta il corpo. Ha scelto l’inchiostro perché la voce, da sola, non bastava.

E adesso che l’ho letta non se ne va più dalla testa.

Ovunque tu sarai io lì sarò.

Non è una promessa fatta a me.

Ma le frasi tatuate hanno questo difetto: si staccano dalla pelle di chi le porta e vanno ad abitare in chi le legge. Io l’ho letta tante volte su quel braccio, l’inchiostro che si avvolge intorno come un rosario, come una preghiera silenziosa, con la lentezza con cui si legge una cosa che si capisce di non poter più dimenticare, e da allora la porto anch’io.

Ho provato a cercare di dimenticarla. Con il lavoro, con le sere lunghe, con la musica alta. Non funziona: le parole vere non si stancano. Aspettano il primo silenzio e ricominciano da dove le avevo lasciate.

Non l’ho scritta io. Non l’ho pensata io.

Me la sono trovata davanti già fatta: già decisa, già eterna, e su una pelle che non è la mia.

L’ho letta su quel braccio e ho visto la purezza e l’intensità di un sentimento che qualcuno ha avuto il coraggio di rendere definitivo.

E mi è rimasto il compito più difficile di tutti: riconoscerla come vera.

Perché è vera.

Non conta chi l’ha incisa, non conta per chi. Ci sono verità che sbagliano indirizzo e arrivano lo stesso a destinazione, e questa è arrivata qui, dentro di me, e ha chiesto di restare.

L’ho fatta restare.

Ovunque tu sarai, io lì sarò.

Non ho che te.

È tardi, adesso. La città si è spenta.

Chiudo gli occhi e la frase ricomincia a girare.

E io la lascio girare.

Sperando in segreto che quell’inchiostro, un giorno, abbia nomi diversi.

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