Ci sono sere, in questo agosto che non finisce, in cui lui alza gli occhi e il cielo è così pieno di stelle che sembra dipinto. Pensa alla Notte stellata di Van Gogh — a quei vortici blu che non sono il cielo com’è, ma il cielo come lo sente chi guarda. Vincent lo dipinse da una finestra, chiuso dentro, desiderando qualcosa che stava fuori. Forse i capolavori nascono tutti così: dalla distanza tra ciò che vediamo e ciò che vorremmo toccare.
Stasera lei gli ha mandato una foto del cielo. Nient’altro: solo stelle, un pezzo di notte ritagliato e spedito attraverso la distanza. E lui l’ha guardata a lungo, come si guarda un quadro. Perché quella foto diceva una cosa sola, senza dirla: guarda, è lo stesso cielo.
E gli è tornata in mente una frase che lei gli disse una volta, buttata lì come si buttano le verità troppo grandi: «Forse ci piaciamo così tanto perché in fondo sappiamo che non ci avremo mai.»
Da allora quella frase gli gira dentro, puntuale come le Perseidi. Perché forse è questo il gioco. Certi desideri vivono solo nell’impossibile. Come l’arte, del resto: la Gioconda sorride da cinquecento anni proprio perché non risponderà mai a nessuno. Michelangelo lasciò un millimetro tra il dito di Dio e quello di Adamo — e in quel millimetro sta tutta la tensione del mondo. Ci avesse fatto toccare le due mani, non lo guarderebbe più nessuno.
Loro sono quel millimetro.
Lui sa che gli occhi verdi di lei hanno lo stesso trucco delle stelle di agosto: brillano di più quando li guardi da lontano. E continua a guardarli come si guarda una costellazione — sapendo i nomi, sapendo le distanze, sapendo che non si tocca.
Però c’è una cosa che lo consola, ed è la più semplice di tutte: stanotte sono sotto lo stesso cielo. Lei da qualche parte, lui qui, e sopra di loro le stesse stelle che Van Gogh trasformò in vortici perché non sapeva più come dire il suo desiderio. Lei le ha fotografate, lui le ha guardate. Ed è il massimo di vicinanza che gli è concesso — che forse, aveva ragione lei, resta perfetto proprio perché resta incompiuto.
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